La palestra del Liceo Scientifico è diventata ieri il luogo di dibattito di una generazione che non vuole restare a guardare. Oltre 80 studenti si sono riuniti durante l’assemblea d’istituto che, oltre alle molteplici iniziative, ha proposto anche un incontro per discutere il futuro della loro scuola: l’accorpamento con il Liceo Carducci. Al centro del dibattito, moderato dal rappresentante Matteo Posarelli, non c’erano solo numeri e decreti, ma il timore che il nuovo “super-polo” possa soffocare l’identità e la partecipazione dei ragazzi. Il punto più critico sollevato dagli studenti riguarda la democrazia interna. Con la fusione, la popolazione scolastica è destinata a raddoppiare, ma il numero di rappresentanti nel Consiglio d’Istituto rimarrà bloccato a quattro. «È un paradosso — ha denunciato con forza Matteo Posarelli —. Nonostante la scuola diventi enorme, la nostra voce rimane limitata. Il rischio è che gli eletti rappresentino solo una parte del nuovo polo, creando un evidente disagio e un deficit di partecipazione per tutti noi». I ragazzi temono che la nascita di una “scuola-gigante” allontani le decisioni dalla realtà quotidiana delle classi, rendendo impossibile una gestione vicina ai bisogni dei singoli. Al dibattito è intervenuto Gianmichele Mostardini, segretario di CISL Toscana Nord che, pur analizzando i dati preoccupanti del calo demografico in provincia di Lucca (che vedrà 11 mila nati in meno nel prossimo triennio), ha sposato la causa dei ragazzi, definendo l’accorpamento una scelta puramente politica e priva di logica pedagogica. Il segretario ha sottolineato come, sebbene gli studenti non cambieranno sede fisica, subiranno gli effetti indiretti di una gestione “carrozzone”: «Purtoppo ci saranno tagli al personale, sono infatti in bilico almeno 7 posti tra tecnici, collaboratori e amministrativi (ATA), ma ho già parlato con Luciano Tagliaferri, dirigente dell’USR che ha promesso di metterci la faccia per salvare ciò che può essere salvato. Ci sarà un’unica graduatoria interna e il rischio di “perdenti posto” tra il personale che ogni giorno supporta l’attività didattica, qualora ci fossero meno classi. E infine – sottolinea il segretario Cisl – assistiamo ad un impoverimento del territorio: un risparmio solo sulla carta che non porta benefici reali alla qualità dell’istruzione». L’assemblea si è chiusa con un mandato chiaro: la scuola non può essere trattata come un’azienda dove conta solo la “logica dei numeri”. Gli studenti chiedono che la politica si fermi e ascolti chi la scuola la vive ogni giorno. Mentre il sindacato promette battaglia per tutelare i lavoratori e vigilare sugli impegni presi dall’Ufficio Scolastico Regionale, i ragazzi del Liceo rimangono in allerta.
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